Abstract
Uno dei problemi che affliggono maggiormente lo storico che si occupi del Concilio di Ferrara-Firenze per l'Unione delle Chiese (1438–39) è, notoriamente, la perdurante scarsezza e disorganicità delle fonti, soprattutto occidentali. Nonostante la pubblicazione degli Acta e di altre importanti relazioni, restano infatti molti vuoti che attendono ancora di essere colmati, in primis riguardo agli spostamenti delle varie delegazioni, ed alle attività che furono condotte al di fuori della stretta ufficialità delle sessioni conciliari. Del resto, è emblematico che anche per un evento importante come dovette essere l'arrivo dei Greci a Firenze, con le accoglienze ed i festeggiamenti che furono organizzati per l'occasione, ci si debba rivolgere a quello che rimane sostanzialmente il diario privato di un vinaio fiorentino, Bartolomeo del Corazza, che per giunta ha avuto una tradizione piuttosto fortunosa e non è nemmeno sopravvissuto nella sua interezza. Tutto ciò deve servire da sprone per non abbassare mai la guardia, e soprattutto per non trascurare nessuna possibile fonte d'informazione.